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		<title>Tempi e ritmi nella societ&#224; del Duemila
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		<dc:date>2013-05-22T06:41:18Z</dc:date>
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		<dc:creator>Giovanni Gasparini
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&lt;p&gt;Ce texte est le chapitre II de l'ouvrage de G. Gasparini, Tempi e ritmi nella societ&#224; del Duemila, FrancoAngeli, Milano, 2009. Nous remercions Giovanni Gasparini et les &#233;ditions FrancoAngeli de nous avoir autoris&#233; &#224; le reproduire ici. La cultura temporale La velocit&#224; &#232; uno dei tratti-chiave e degli aspetti pi&#249; caratteristici e pervasivi delle societ&#224; industrializzate. In qualunque modo si vogliano definire tali societ&#224;, la velocit&#224; di svolgimento raggiunta nelle operazioni, negli (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.rhuthmos.eu/spip.php?rubrique24" rel="directory"&gt;Sociologie &#8211; Nouvel article
&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;div class=&#034;cs_sommaire cs_sommaire_avec_fond&#034; id=&#034;outil_sommaire&#034;&gt; &lt;div class=&#034;cs_sommaire_inner&#034;&gt; &lt;div class=&#034;cs_sommaire_titre_avec_fond&#034;&gt; Sommaire &lt;/div&gt; &lt;div class=&#034;cs_sommaire_corps&#034;&gt; &lt;ul&gt; &lt;li&gt;&lt;a title=&#034;La cultura temporale&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire_0'&gt;La cultura temporale&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a title=&#034;Tra accelerazione e lentezza&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire_1'&gt;Tra accelerazione e lentezza&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a title=&#034;Un percorso metropolitano&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire_2'&gt;Un percorso metropolitano&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;a title=&#034;Suggestioni letterarie : Pinocchio e il Piccolo principe&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire_3'&gt;Suggestioni letterarie : Pinocchio e il Piccolo principe&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Ce texte est le chapitre II de l'ouvrage de G. Gasparini,&lt;/i&gt; &lt;a href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?article476' class=&#034;spip_in&#034;&gt;Tempi e ritmi nella societ&#224; del Duemila&lt;/a&gt;, &lt;i&gt;FrancoAngeli, Milano, 2009. Nous remercions Giovanni Gasparini et les &#233;ditions FrancoAngeli de nous avoir autoris&#233; &#224; le reproduire ici.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2 class=&#034;spip&#034; id=&#034;outil_sommaire_0&#034;&gt;&lt;a title=&#034;Sommaire&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire' class=&#034;sommaire_ancre&#034;&gt; &lt;/a&gt;La cultura temporale &lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;La velocit&#224; &#232; uno dei tratti-chiave e degli aspetti pi&#249; caratteristici e pervasivi delle societ&#224; industrializzate. In qualunque modo si vogliano definire tali societ&#224;, la velocit&#224; di svolgimento raggiunta nelle operazioni, negli spostamenti e nell'ambito delle relazioni sociali a molteplici livelli non pu&#242; essere tralasciata o sottovalutata. Lo stesso tema generale del mutamento sociale &lt;i&gt;(social change)&lt;/i&gt;, che rappresenta nelle scienze sociali una prospettiva corrente di lettura delle societ&#224; industrializzate, &#232; legato alla rapidit&#224; e all'intensit&#224; delle trasformazioni di tipo culturale, politico ed economico conosciute da gran parte dei sistemi sociali nel corso del Novecento. E l'analisi del processo di globalizzazione di cui si &#232; appena trattato nel precedente capitolo non ha potuto prescindere dalla messa in luce di tratti legati alla dimensione della velocit&#224;, inducendoci ad anticipare alcune osservazioni su questo aspetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Prima di passare ad illustrare altri elementi, vale la pena di accostare il termine velocit&#224; a quelli di accelerazione e simultaneit&#224;, osservando che l'accelerazione &#8211; che corrisponde ad un incremento della velocit&#224; e il cui opposto &#232; il rallentamento &#8211; viene ritenuta sempre pi&#249; dagli osservatori un tratto dei sistemi contemporanei (cfr. Gleick 2000, Paolucci cur. 2003, Leccardi 2009) e che a sua volta essa trova un punto di collegamento e sinergia con la simultaneizzazione della comunicazione tipica delle nuove tecnologie dell'informazione che hanno modellato l'attuale &lt;i&gt;network society&lt;/i&gt; (Castells 1996). In questo senso, la potenziale simultaneit&#224; delle interazioni in tempo reale, cos&#236; come dell'accesso a comunicazioni e informazioni di ogni genere, pu&#242; rappresentare tanto l'esito finale che la causa dell'accelerazione, processo che si ripercuote ampiamente sui ritmi sia individuali che collettivi nei contesti urbani, nelle unit&#224; sociali, nella stessa vita personale oramai contrassegnata e condizionata fortemente dall'uso di nuovi media come il computer e il telefono cellulare. L'accelerazione in atto pu&#242; essere ricondotta peraltro anche ad altri fattori, come quelli che riguardano la maggiore velocit&#224;, disponibilit&#224; e affidabilit&#224; dei mezzi di trasporto. Giocano in questo senso, ad esempio, le nuove reti metropolitane su base urbana o regionale dei trasporti, o il rinnovamento di certi mezzi di trasporto, come il treno a grande velocit&#224; negli spostamenti interurbani a medio raggio, o anche la bicicletta come ritrovato mezzo per una mobilit&#224; sostenibile nelle citt&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un altro fattore primario e convergente di accelerazione &#232; rappresentato al riguardo dalla crescita esponenziale del progresso tecnologico : negli ambienti scientifici si cita in proposito la cosiddetta &#8220;legge di Moore&#8221;, dal nome di uno dei padri dei circuiti integrati, che predisse gi&#224; negli anni Sessanta che la densit&#224; dei chip e la loro potenza di elaborazione sarebbe raddoppiata ogni 18 mesi circa (cfr. Gleick 2000 ; Kurzweil 2008). Alcuni osservatori come Kurzweil ritengono anzi che l'accelerazione del progresso in atto stia per far raggiungere all'umanit&#224; un punto di svolta irreversibile, quello che egli chiama, richiamandosi a John Von Neumann, una &#8220;singolarit&#224; essenziale&#8221; (Kurzweil 2008, p.10 sgg.).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
La dimensione della velocit&#224; &#232; al centro anche di quella che si pu&#242; denominare la cultura temporale. Intendiamo alludere con questa locuzione alla diffusione in un certo contesto sociale di atteggiamenti e/o comportamenti condivisi, riguardanti in primo luogo le concezioni e rappresentazioni del tempo, ivi compresi gli orientamenti verso il passato-presente-futuro, e inoltre le esperienze tipiche della temporalit&#224; realizzate dagli attori in questione (Gasparini 1990, cap.4).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Chi scrive ha proposto a pi&#249; riprese di riassumere in alcuni caratteri-base gli elementi di tale cultura all'interno dei sistemi sociali industrializzati. In pratica sono stati evocati quattro caratteri centrali della cultura temporale, che comprendono : il predominio della concezione quantitativa (e dunque anche lineare, continua e omogenea) del tempo, la velocit&#224;, una visione economicistica del tempo e da ultimo la programmazione del tempo compiuta sia dagli attori individuali che dalle istituzioni e unit&#224; sociali (Gasparini 2001 [7]).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Tali tratti di base della cultura temporale sembrano tuttora atti a individuare in linea di massima le societ&#224; contemporanee, ma con alcune precisazioni per quanto attiene al fattore velocit&#224;, che qui ci preme illustrare. La velocit&#224; tende infatti a divenire sempre pi&#249; elevata non solo negli spostamenti fisici (di persone e mezzi) ma in quelli simbolici, dove informatica e telematica garantiscono comunicazioni in tempo reale, istantanee o tendenzialmente tali. La velocit&#224; dunque non soltanto diventa accelerazione della vita sociale ma tende nella comunicazione e trasmissione di dati (informazioni, parola, suoni, immagini) a diventare simultanea, annullando distanze e diaframmi temporali, e accentuando fortemente l'importanza del presente nell'esperienza individuale e collettiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Nei dizionari la velocit&#224; &#232; definita in primo luogo come la relazione generale che intercorre tra spazio e tempo, come quando ad esempio si dice che un'automobile viaggia ad una velocit&#224; di cinquanta o cento chilometri all'ora ; in secondo luogo, in un senso pi&#249; specifico, come &#8220;il fatto o la possibilit&#224; di percorrere uno spazio vasto in poco tempo&#8221; (Robert 1993). E' questa seconda accezione del termine che si &#232; imposta nel linguaggio corrente, dove la velocit&#224; diviene sinonimo di rapidit&#224; o celerit&#224; negli spostamenti o nell'esecuzione di operazioni ; in questo senso essa si giustappone alla lentezza, un tratto che sembra decisamente pi&#249; diffuso nonch&#233; apprezzato in sistemi sociali diversi o precedenti ai nostri, come le societ&#224; arcaiche, antiche, pre-industriali e tradizionali in genere. In tali societ&#224; &#232; peraltro molto probabile che, accanto a modelli culturali prevalenti ispirati alla lentezza, fossero presenti istanze sociali di rapidit&#224; legate a determinate contingenze e funzioni economiche, politiche, militari e religiose. Ne testimonia ad esempio, nel mondo romano antico, il motto &lt;i&gt;Festina lente&lt;/i&gt;, attribuito all'imperatore Augusto e ampiamente ripreso in ambito rinascimentale, nel quale l'ossimoro tiene insieme la lentezza della ponderazione e la prontezza che esige di affrettarsi quando occorre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Le applicazioni delle scienze sociali che hanno per oggetto diretto o indiretto la velocit&#224;, o se si vuole il binomio velocit&#224;/lentezza, sono potenzialmente molto numerose. La velocit&#224; ha a che vedere tra l'altro con i processi di socializzazione primaria e secondaria realizzati in un dato sistema sociale, con le procedure e i processi organizzativi negli ambiti pi&#249; diversi, con l'organizzazione del lavoro e la divisione del lavoro sociale, con le esperienze della vita quotidiana e delle relazioni sociali nelle aree urbano-metropolitane, con lo svolgimento della vita politica, con lo sport, con le azioni militari e quelle connesse all'ordine pubblico, con la salvaguardia della salute, con i mezzi di trasporto e di comunicazione utilizzati, e cos&#236; via.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Nella singolare prospettiva filosofico-ideologica di Paul Virilio la velocit&#224; nella forma di una continua accelerazione &#232; ritenuta elemento centrale della vita sociale contemporanea, ingrediente decisivo degli incidenti tecnologici e delle catastrofi ambientali che si sono succedute con sempre maggiore frequenza negli ultimi decenni (cfr. Fondation Cartier 2003).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Tralasciando altre prospettive, torniamo a quella della cultura temporale accennata poco sopra, da cui emerge il posto centrale in essa riservato alla velocit&#224;, anche nella forma della tendenziale simultaneizzazione della comunicazione. Va detto che la cultura temporale delle societ&#224; industrializzate aveva gi&#224; registrato un basilare cambiamento tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, come nota nel suo studio esemplare Kern (1988) : &#232; precisamente tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e la Prima guerra mondiale che appaiono nei paesi occidentali e si diffondono sia i primi strumenti che permettono la rivoluzione della comunicazione a distanza anzich&#233; in presenza o faccia a faccia (telegrafo senza fili, radio, telefono) sia nuovi e decisivi mezzi di trasporto rapido come l'automobile e la motocicletta, l'aeroplano, la stessa bicicletta. Tra i nuovi mezzi di trasporto, soltanto la nave a vapore e il treno erano stati inventati in precedenza : del resto, per quanto riguarda il treno, &#232; solo a partire dalla fine dell'Ottocento che esso inizia a segnare una differenza decisiva, grazie alla sua velocit&#224;, rispetto al cavallo, il mezzo tradizionale e pi&#249; rapido usato fino allora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
E non &#232; senza significato che, sul piano artistico, proprio negli anni a cavallo della prima guerra mondiale nasca e si sviluppi in Italia e in altri paesi europei un movimento di avanguardia come il Futurismo, ad opera anzitutto di Marinetti in letteratura e di pittori come Balla e Boccioni, in cui viene perseguito il culto della macchina, del progresso e della velocit&#224; : l'automobile con la sua potenza e velocit&#224; viene a rappresentare in questo senso un oggetto privilegiato e simbolico della ricerca figurativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
La conclusione generale dello studio di Kern &#232; che, circa un secolo fa, si viene costituendo &#8220;l'immenso presente allargato della simultaneit&#224;&#8221;, grazie soprattutto al telefono, che si dimostr&#242; decisivo gi&#224; nella prima guerra mondiale per l'abbattimento delle distanze fisiche non meno che sociali e per gli stessi esiti delle vicende belliche (Kern 1988, p.404).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Che cosa &#232; cambiato rispetto alle osservazioni appena riportate ? Certamente si &#232; accresciuta ulteriormente la velocit&#224; e l'efficienza dei trasporti, nel cui ambito si possono ricordare realizzazioni relativamente nuove e di grande efficacia, come le metropolitane urbane e regionali, i treni ad alta velocit&#224;, gli elicotteri oltre agli aerei, gli aliscafi e le navi veloci. Per quanto riguarda le comunicazioni, nuove invenzioni si sono aggiunte a quelle che hanno rimodellato la percezione del tempo e dello spazio, come la televisione, il computer e internet, l'oramai quasi dimenticato telefax. Ed &#232; singolare che sia ancora il telefono, non pi&#249; fisso ma cellulare, l'oggetto-strumento che un secolo dopo &#232; probabilmente il pi&#249; significativo nell'esprimere il senso del cambiamento (il senso del tempo si potrebbe dire) che ha interessato la societ&#224; postindustriale e i suoi modelli culturali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In questa linea, ancora pi&#249; significativo appare il processo di amplissima diffusione e accessibilit&#224;, da parte della generalit&#224; dei singoli individui, dei mezzi rapidi di trasporto e di comunicazione : ne &#232; stata influenzata la cultura temporale dei sistemi sociali contemporanei, nel senso che si &#232; venuta creando e diffondendo una serie di pratiche comuni alla grande maggioranza degli attori dei nostri sistemi che prevedono elevate velocit&#224; di spostamento nello spazio, istantaneizzazione potenziale e reale della comunicazione, nonch&#233; rapidit&#224; nello svolgimento di azioni e operazioni della vita quotidiana, con evidenti ricadute sul privilegiamento del presente. A questo si &#232; aggiunto un processo di &#8220;banalizzazione&#8221; della funzione di misurazione del tempo, attraverso la diffusione capillare di miriadi di strumenti segnatempo del tutto precisi e affidabili i quali consentono e stimolano la sincronizzazione, la precisione e la puntualit&#224; nelle relazioni interindividuali e sociali in genere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un altro aspetto rilevante della realt&#224; contemporanea riguarda la pluri-attivit&#224; simultanea. L'antropologo americano E.T.Hall, studiando i modelli temporali di alcune societ&#224; tradizionali rispetto a quelle occidentali, aveva utilizzato anni fa il termine policronia per alludere al mescolamento e alla compresenza di diversi tempi e alla loro gestione congiunta da parte del singolo attore, in contrasto con il modello nordamericano e dell'Europa centro-settentrionale (potremmo dire occidentale &lt;i&gt;tout court&lt;/i&gt;) nel quale ogni tempo viene definito e trattato separatamente dagli altri, nel quadro di una maggiore efficienza economica e sociale (Hall 1984). Ora, la nuova realt&#224; che si &#232; delineata nei paesi postindustriali configura per cos&#236; dire una sorta di &#8220;neo-policronia&#8221;, anche se i suoi effetti vanno in senso opposto alle osservazioni di Hall : essa mette insieme attivit&#224; che si svolgono in un duplice spazio, fisico e virtuale a un tempo, come quando si cena guardando la televisione, si fanno attivit&#224; domestiche ascoltando la radio, si cammina per la strada ascoltando musica con un ipod, si guida parlando sul proprio telefono cellulare, e cos&#236; via. Siamo dunque in presenza di nuove forme di policronia, che a differenza di quelle delle societ&#224; tradizionali si pongono in linea con la cultura dei sistemi contemporanei, dal momento che l'obiettivo &#232; di aumentare la velocit&#224; delle operazioni e la quantit&#224; di attivit&#224; svolte. La neo-policronia (o &lt;i&gt;multitasking&lt;/i&gt;) &#232; consentita essenzialmente dalla fruizione di tecnologie dell'informazione che pongono in essere una dislocazione spazio-temporale dei soggetti in questione, quel processo di &lt;i&gt;disembedding &lt;/i&gt; o disinserimento dalle relazioni in presenza di cui si &#232; gi&#224; avuto modo di parlare.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class=&#034;spip&#034; id=&#034;outil_sommaire_1&#034;&gt;&lt;a title=&#034;Sommaire&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire' class=&#034;sommaire_ancre&#034;&gt; &lt;/a&gt;Tra accelerazione e lentezza &lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nonostante le osservazioni che precedono, la velocit&#224; intesa come rapidit&#224; e l'accelerazione non possono essere considerate un tratto incontrastato delle societ&#224; contemporanee, dal momento e nel senso che &#8211; come si cercher&#224; ora di esemplificare - ad esse si oppongono pratiche ed elementi culturali improntati alla decelerazione e alla lentezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Iniziamo con l'osservare che la velocit&#224; pu&#242; presentare, accanto a evidenti vantaggi (per i singoli, per i gruppi e le organizzazioni, per il sistema nel suo complesso), conseguenze disfunzionali e inconvenienti non secondari. Tra gli effetti perversi della velocit&#224; incorporata nelle tecnologie moderne, sono oramai ben noti quelli relativi all'intasamento dello spazio fisico, di cui testimoniano i sempre pi&#249; acuti problemi di traffico (terrestre, aereo e marittimo) e di inquinamento atmosferico, di pari passo con l'occupazione sempre pi&#249; ampia dello spazio sociale, come avviene in particolare con l'intrusione massiccia dei media nella vita quotidiana privata. I mezzi istantanei di comunicazione tendono ad eliminare le distanze spazio-temporali e ad accelerare la velocit&#224; e la frequenza delle relazioni tra attori individuali, con relative conseguenze sulla qualit&#224; di vita ; inoltre essi eliminano sempre pi&#249; quegli interstizi di tempoche sono rappresentati da pause e soste e fungono da cuscinetti ammortizzatori nel concreto della vita quotidiana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un esempio eloquente al riguardo pu&#242; essere fornito dal ricorso, che si &#232; ampliato esponenzialmente negli ultimi anni, alla posta elettronica. Essa non soltanto annulla potenzialmente la distanza spazio-temporale tra due corrispondenti, qualunque sia la loro collocazione nello spazio fisico planetario, ma fa s&#236; che le attese di risposta ai messaggi inviati siano sempre pi&#249; brevi : la rapidit&#224; istantanea del mezzo ingenera l'attesa di una risposta altrettanto rapida, se non quasi istantanea. Ma, per contro, l'aumento ipertrofico, verificatosi negli ultimi anni, della quantit&#224; di messaggi ricevuti e inviati da un utente medio di posta elettronica fa s&#236; che questa spirale di velocit&#224; e di risposte attese si traduca spesso in frustrazione, corto circuito, impossibilit&#224; di far fronte in tempo reale o almeno rapido alle sollecitazioni dei messaggi e di farlo con ponderazione. Le &lt;i&gt;e-mail&lt;/i&gt; che si accumulano sullo schermo in attesa di risposta subiscono inesorabilmente un destino di rapida obsolescenza : se non si risponde subito o in tempi molto brevi, si rischia di non farlo pi&#249;, sotto la pressione di messaggi pi&#249; recenti pervenuti nel frattempo ; e magari, sopraffatti da una valanga di e-mail, si decide di fare &lt;i&gt;tabula rasa&lt;/i&gt; e di usare indiscriminatamente per tutte il tasto &#8220;cancella&#8221;, nella speranza effimera di recuperare una sorta di verginit&#224; comunicativa, di ripartire da zero. E' da osservare poi che la &#8220;posta in arrivo&#8221; delle &lt;i&gt;e-mail&lt;/i&gt; non ingenera di solito nel ricevente uno stimolo normativo molto elevato, nel senso che rispetto ad una lettera tradizionale l'utente di posta elettronica si sente meno vincolato da un punto di vista etico a rispondere : un conto &#232; avere sul tavolo una lettera che ci &#232; stata indirizzata e che attende risposta, un conto &#232; vedere sullo schermo il messaggio di una persona che ci scrive. Proprio il fatto che la scrittura, spedizione e ricezione di una lettera richieda molto pi&#249; tempo ed impegno di una e-mail fa s&#236; che la prima &#8211; nei casi sempre meno frequenti in cui viene attivata - mantenga tuttora una considerazione maggiore e diversa. Questa, quanto meno, &#232; un'ipotesi interpretativa che sembra plausibile e che comunque andrebbe verificata con opportune indagini &lt;i&gt;ad hoc&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il risultato finale dell'aumento di velocit&#224; e quantit&#224; delle comunicazioni potrebbe essere, paradossalmente, quello di pervenire a un blocco delle medesime dovuto all'impossibilit&#224; di aumentare indefinitamente la velocit&#224; di reazione : questo, anche per il fatto che i messaggi - provenendo da tutto il globo, che ha fusi orari differenziati sulle 24 ore &#8211; obbediscono ad una logica di continuit&#224; incessante nel tempo. E in effetti non &#232; raro constatare oramai che l'intasamento delle caselle di posta elettronica e la difficolt&#224; per un utente di far fronte ad una quantit&#224; di sollecitazioni e domande ricevute per e-mail possa avere come risultato, come si &#232; appena osservato, la mancata risposta o il congelamento della comunicazione tra utenti. Si pone sempre pi&#249; il problema di un filtro delle comunicazioni in arrivo, che di per s&#233; contrasta con la logica di interazione aperta, indiscriminata e globale che sta alla base della filosofia della rete.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un discorso in parte analogo pu&#242; essere svolto in merito al telefono cellulare (portatile, mobile, o telefonino come si pu&#242; dire caratteristicamente in italiano), uno degli strumenti tecnologici pi&#249; rivoluzionari, innovativi e di maggior diffusione degli ultimi anni, non solo nelle societ&#224; postindustriali ma ovunque nel mondo. Analogamente all'e-mail, il cellulare inscrive la comunicazione in un quadro di rapidit&#224;-istantaneit&#224; che si colloca a lato del telefono fisso ma che elimina i ritardi e i blocchi dovuti ai movimenti degli utenti sul territorio : ciascun utente pu&#242; comunicare ora (ad eccezione delle sempre pi&#249; rare aree non coperte, quelle dove &#8220;non c'&#232; campo&#8221;) con chiunque altro sia munito di cellulare ed essere da lui raggiunto, in un qualunque punto dello spazio terrestre e in qualunque momento di tempo (con gli inconvenienti, anche qui, dell'esistenza di fusi orari che nelle varie parti del mondo regolano in linea generale i tempi fisiologici e i tempi sociali degli attori rispettivi). In modo ancora pi&#249; acuto rispetto a internet ed e-mail, il telefonino pone in evidenza la tendenza al mescolamento tra i diversi tempi della vita quotidiana di un attore, vale a dire al processo di agglutinamento gi&#224; descritto in precedenza : tempi fisiologici, tempi privati, tempi di lavoro o professionali, tempo libero, e cos&#236; via. Per questo, una salvaguardia di certi tempi della propria vita privata rispetto alle intrusioni della comunicazione suggerirebbe di spegnere il cellulare in certe fasce temporali : ma questa operazione non si presenta facile psicologicamente, proprio per l'estensione capillare della rete della telefonia mobile e per l'esigenza dei singoli di restare continuativamente in contatto o a disposizione di altri utenti, per motivi personali, professionali o di altro genere, tra cui figura oramai l'abitudine acquisita alla conneessione e alla connettivit&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il trionfo, almeno a prima vista, della velocit&#224; nella cultura contemporanea &#8211; velocit&#224; negli spostamenti e nelle operazioni pi&#249; diverse, simultaneit&#224; tendenziale della comunicazione, e cos&#236; via &#8211; porta indubbiamente a sottolineare un fenomeno che non &#232; nuovissimo ma che oggi appare in tutta la sua pregnanza e le sue implicazioni : si tratta dell'enfasi sul presente (cfr. Kern 1988), se si vuole su un &#8220;presente esteso&#8221; e cio&#232; dilatato ma sempre caratterizzato in termini di esperienza del presente che viene assunta come elemento centrale o strategico della cultura temporale (Nowotny 1992). Questo appiattimento sul presente, sull'attualit&#224;, su ci&#242; che sta accadendo ora &#8220;in tempo reale&#8221; nel mondo &#8211; che si tratti di un evento sportivo, di un accadimento politico o militare, di una crisi economica, di una catastrofe naturale, di un esperimento scientifico o altro &#8211; &#232; un elemento fortemente connaturato alla realt&#224; dei mezzi di comunicazione e della stessa vita quotidiana nelle nostre societ&#224; di oggi. Esso sembra andare a detrimento dello spessore di azioni ed esperienze che richiedono una costruzione sociale strutturata, graduale e progressiva nel tempo : quelle che costruiscono elementi stabili di futuro e contemporaneamente si pongono come fattori storici della memoria collettiva, del passato di una collettivit&#224;, di una istituzione, di un popolo, di un sistema sociale. L'accentuazione del presente pone inevitabilmente il problema del ruolo e del posto che una societ&#224; intende dare sia al passato che al futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Ed &#232; qui che si pone in evidenza, &lt;i&gt;e contrario&lt;/i&gt;, tutto l'insieme dei fenomeni orientati alla lentezza. L'idea che si vuole sostenere &#232; che, nonostante i processi sempre pi&#249; estesi e imponenti che inducono alla velocit&#224; e all'accelerazione nello svolgersi della vita sociale, permangono oggi fenomeni, esperienze e situazioni sociali improntati alla lentezza, o quanto meno tali da non poter fare a meno di processi e azioni lente anzich&#233; veloci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In primo luogo si pu&#242; citare qui tutta l'area dell'apprendimento e della formazione scolastica, da quella di base fino a quella impartita a livello universitario : &#232; evidente, come del resto dimostrano &lt;i&gt;ad abundantiam&lt;/i&gt; gli schemi e i curricula dei sistemi scolastici nei diversi paesi, che anche attualmente i processi formativi di base non possono sostanzialmente essere abbreviati ma richiedono una progressione che si misura non solo in settimane e mesi ma in una successione di parecchie annualit&#224; concatenate, quelle che corrispondono al succedersi dei diversi anni di scuola raggruppati in una serie di cicli. Oppure, &#232; chiaro, ricorrendo ad un'altra esemplificazione, che per diventare medico o avvocato occorre passare lunghi anni all'universit&#224; e in strutture specializzate post-universitarie. Quanto all'apprendimento delle tecniche e abilit&#224; artistiche (come ad es. l'imparare a suonare uno strumento di musica), &#232; noto che esso non pu&#242; realizzarsi rapidamente ma richiede lunghi tempi di applicazione. A proposito delle lingue straniere, nonostante la diffusione di istituti privati che promettono miracoli in poche settimane, gli esperti ritengono che un apprendimento efficace richieda anni, cos&#236; come del resto avviene per riuscire a padroneggiare validamente la stessa madre-lingua con cui ciascuno di noi impara a interagire sin dai primi anni di vita (Weinrich 2000).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un'altra area in cui, nonostante le evidenti facilitazioni offerte dai computer, permangono inevitabili vincoli di lentezza &#232; quella connessa alla lettura e alla scrittura, in particolare da parte di chi svolge professionalmente attivit&#224; di ricerca scientifica nelle scienze umane o in ambito letterario : &#232; probabile che l'attivit&#224; di studio e ricerca compiuta da coloro che si dedicano alla comunicazione scritta di analisi, elaborazioni e innovazioni in ambito umanistico risenta oggi di vincoli almeno in parte analoghi a quelli esistenti da secoli, anche se non si possono negare i cambiamenti resi possibili in merito dal ricorso alla scrittura sul computer e all'accessibilit&#224; di fonti e testi oggi consentita da internet.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Si potrebbe continuare con un'esperienza di enorme importanza personale quale &#232; quella della gravidanza per la donna che la sperimenta : l'attesa di un bambino, nonostante tutte le ingegnerie genetiche dispiegate in questi ultimi anni, non pu&#242; ragionevolmente essere compressa o velocizzata, deve svolgersi nel tempo fissato dai vincoli naturali previsti per la specie umana, corrispondenti a nove mesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Analogamente operano i vincoli relativi ad una serie di operazioni che hanno a che vedere con i fenomeni naturali, come quelle legate ai cicli stagionali dell'agricoltura, dell'allevamento del bestiame e delle attivit&#224; connesse : qui tuttavia esistono margini nei quali le biotecnologie possono operare nel senso di un'accelerazione dei processi relativi, come quello della maturazione dei frutti della terra. Si possono considerare e citare poi altri aspetti della vita sociale in cui si richiedono o ci si aspetta che vi siano tempi e ritmi lenti, o quanto meno non veloci, non comprimibili al di l&#224; di certi limiti. In alcuni casi gli eventi e le circostanze sociali ci richiedono di &#8220;perdere tempo&#8221;, di non guardare l'orologio : come quando siamo invitati ad un festa o ad una celebrazione personale. O come quando seguiamo nelle sue fasi consolidate un rito religioso o civile che ha un suo ritmo di svolgimento ben preciso : in questi casi sarebbero del tutto inappropriati atteggiamenti o comportamento improntati alla fretta. Cos&#236; pure, tutta una serie di interazioni basate sulle dimensioni fisiologiche e sull'affettivit&#224; rifuggono dalla velocit&#224; : il riposo, il rilassamento, il dialogo profondo tra persone implicano il fatto di &#8220;darsi del tempo&#8221;. Considerazioni analoghe valgono per tutte le attivit&#224; personali che richiedono concentrazione, riflessione, meditazione approfondita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Un'altra area in cui sono emersi recentemente comportamenti orientati alla lentezza piuttosto che alla velocit&#224; &#232; quella rappresentata dalla fruizione a piedi dello spazio, tanto nelle aree urbane che in quelle naturali extra-urbane. La creazione e lo sviluppo di spazi pedonali nelle aree urbane ha ridato impulso alla marcia a piedi, cos&#236; come &#232; avvenuto attraverso una serie di attivit&#224; all'aria aperta quali l'escursionismo, il trekking, i viaggi e pellegrinaggi che hanno valorizzato e diffuso in un mondo meccanizzato e orientato alla velocit&#224; una delle attivit&#224; pi&#249; antiche e comuni praticata da millenni in tutte le societ&#224;, quella appunto del camminare (cfr. Sansot 1999, Gasparini 1998 [115], cap.1). A met&#224; strada, per cos&#236; dire, anche in termini di velocit&#224;, si trova il ritrovato, ampio utilizzo della bicicletta in ambito sia urbano che di spazi naturali (con la mountain-bike), mezzo non motorizzato di locomozione che ha qualche lontana affinit&#224; con la marcia a piedi&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In altre circostanze la lentezza &#232; imposta dal cattivo o inefficace funzionamento di servizi a disposizione dei membri di un sistema, dei cittadini o degli utenti. Una situazione di traffico con rallentamento, code o blocco della circolazione rappresenta un caso oggi frequente in cui la velocit&#224; potenziale di spostamento con i mezzi meccanici si traduce in una lentezza forzata, dovuta allo squilibrio tra quantit&#224; di utenti e modalit&#224; di offerta di un servizio (in questo caso rappresentato dalla strada o autostrada). Altri casi sono dovuti a forme di &lt;i&gt;mismatch &lt;/i&gt; o mancata corrispondenza (anche temporale) tra domanda e offerta di un dato servizio, che obbliga colui che lo richiede (utente, cliente, cittadino) ad un tempo di attesa pi&#249; o meno lungo per potersene avvalere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In sostanza, pur senza voler disegnare un quadro complessivo ed esaustivo, osserviamo che le pratiche e gli orientamenti improntati alla velocit&#224; e all'accelerazione, caratteristici della cultura temporale contemporanea e apparentemente dominanti, in realt&#224; convivono, in un mosaico variegato e non sempre facile da comporre, con le pratiche culturali orientate alla lentezza, sia che quest'ultima rappresenti il risultato di scelte individuali o collettive oppure sia la risultante di vincoli e blocchi all'esplicazione della velocit&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class=&#034;spip&#034; id=&#034;outil_sommaire_2&#034;&gt;&lt;a title=&#034;Sommaire&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire' class=&#034;sommaire_ancre&#034;&gt; &lt;/a&gt;Un percorso metropolitano&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Come si svolge una ipotetica giornata-tipo dell'abitante di un'area urbano-metropolitana di oggi, dal punto di vista della dimensione della velocit&#224;/lentezza ?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Cerchiamo di immaginarla, partendo dal primo mattino del signor X : si tratta di un individuo di circa trentacinque anni, sposato con un bambino di sette o otto anni, che risiede in un comune della cintura metropolitana e si reca quotidianamente in citt&#224; per il proprio lavoro. Dopo essersi svegliato con la sollecitazione di un orologio o della radio-sveglia, il signor X si alza, fa velocemente la toilette, prepara la colazione per tutti i membri della famiglia, prende il caff&#232; e intanto guarda le notizie del telegiornale del mattino o il televideo con la sintesi delle principali novit&#224;, ascolta le previsioni meteo, sollecita il bambino a prepararsi e quindi esce con lui, recupera la macchina nel box sotto casa e accompagna il figlio in automobile a scuola. Dopo aver depositato il bambino davanti all'ingresso dell'edificio scolastico, che dista un paio di chilometri da casa, il signor X deve percorrerne altri 4 o 5 per arrivare alla stazione della metropolitana alla periferia della grande citt&#224; : il percorso, durante il quale il signor X avr&#224; modo di sintonizzarsi su una stazione radio, alterna tratti veloci (90-100 km all'ora, ma facendo attenzione alle telecamere e alla polizia, dato che il limite qui &#232; dei 70 km) ad altri in cui si procede lentamente o si sta in coda : il rallentamento &#232; dovuto alla presenza di una strada molto trafficata in cui si immette l'itinerario del nostro automobilista, all'installazione di alcuni semafori (tipici strumenti che moderano la velocit&#224;, facendo alternare movimento veloce e arresto) e spesso allo svolgimento di lavori stradali. Durante il viaggio in automobile il signor X &#232; stato raggiunto mediamente da almeno una telefonata al cellulare da parte della moglie (anch'essa lavoratrice, ma con sede nel comune di residenza), che doveva dirgli qualcosa a proposito del figlio o gli raccomandava qualche commissione da svolgere in giornata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Arrivato al parcheggio di corrispondenza, il nostro signor X lascer&#224; l'automobile, pagher&#224; il biglietto per la sosta giornaliera e si avvier&#224; a prendere la metropolitana, in compagnia di centinaia di altri pendolari che come lui si servono di quella stazione. Superati i tornelli, imboccher&#224; una scala mobile sulla quale trover&#224; scritto &#8220;Tenere la destra&#8221; : questa indicazione normativa, sconosciuta fino a pochi anni fa in Italia ma ben presente in paesi di pi&#249; antico insediamento delle metropolitane come la vicina Francia (Parigi), permetter&#224; a lui cos&#236; come a ciascuno degli altri utenti di esercitare due comportamenti alternativi, quello di restare sulla parte destra del gradino della scala mobile (procedendo ad una velocit&#224; meno elevata) oppure quello di spostarsi sulla parte sinistra, dove potr&#224; salire sommando alla velocit&#224; del mezzo meccanico quella del movimento ascensionale del proprio corpo, e conseguendo cos&#236; una maggiore rapidit&#224;, in funzione della propria fretta o della situazione di ritardo valutato rispetto all'orario di ingresso al lavoro. Giunto alla pensilina dei treni, il nostro pendolare trover&#224; su un pannello un'indicazione circa il tempo di attesa che intercorre rispetto al passaggio del prossimo convoglio : se l'intervallo di tempo &#232; molto breve, egli non avr&#224; altro da fare che disporsi lungo la banchina, scegliendo possibilmente il punto corrispondente alla carrozza pi&#249; vicina all'uscita nella stazione di arrivo ; altrimenti, avr&#224; modo di dare un'occhiata al giornalino gratuito distribuito all'ingresso della stazione, o di fruire sulla pensilina stessa delle notizie televisive e della pubblicit&#224; che vengono ivi trasmesse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Una volta pervenuto a destinazione, il signor X si servir&#224; ancora di scale mobili corredate dalla scritta &#8220;Tenere la destra&#8221;, uscir&#224; all'aperto dove lo attendono alcuni minuti di spostamento a piedi fino all'ufficio : eccolo pronto a munire l'orecchio di un Ipod per ascoltare musica, anche se normalmente sar&#224; raggiunto per strada da altre telefonate sul cellulare e da alcuni sms, da parte dei congiunti o di un collega ansioso di anticipargli notizie di lavoro. Quanto al percorso pedonale, esso non &#232; privo di insidie riguardo alla sicurezza fisica, per la compresenza sul marciapiede, oltre che di numerosi altri pedoni che vanno di fretta, di ciclisti pi&#249; o meno determinati e talvolta di motociclisti, quando la strada percorsa dai veicoli &#232; intasata ; a questo si aggiunge la presenza di semafori e attraversamenti pedonali non semaforizzati, che insieme a tutto il resto incideranno sul tempo di percorrenza tra stazione della metropolitana e luogo di lavoro. L'ultimo impegno di questa fase consister&#224; per il signor X nell'attesa pi&#249; o meno lunga dell'ascensore che dalla hall dell'ingresso lo porter&#224; al piano in cui ha sede il suo ufficio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Lasciamo ora il signor X al suo lavoro amministrativo, un'attivit&#224; che si svolger&#224; davanti a un computer collegato a internet e subir&#224; continue sollecitazioni temporali (nel senso di risposte e interazioni veloci) dovute alle richieste e alle informazioni provenienti da decine di corrispondenti via e-mail, e sar&#224; costellato e punteggiato, oltre che da interazioni faccia a faccia con altri colleghi e clienti, da telefonate sul fisso e su due cellulari, uno personale e l'altro aziendale, tutti aperti e a portata di mano (e di orecchio) del signor X.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Al termine del lavoro, il signor X si affretter&#224; ad effettuare alcuni acquisti e commissioni concordati con la moglie (che in precedenza avr&#224; ritirato il bambino da scuola), poi compir&#224; in senso inverso le operazioni del mattino : percorso a piedi, metr&#242;, attesa, arrivo alla stazione di parcheggio, automobile, traffico intenso e probabili code, arrivo a casa. Dopo la cena, si possono ipotizzare due scenari, entrambi non privi delle sollecitazioni e interruzioni dei telefoni (il fisso e i tre cellulari dei rispettivi membri della famiglia, con relativo ricevimento e invio di sms) : a) una tranquilla serata davanti ai tre apparecchi televisivi domestici in dotazione, con la fruizione da parte di ciascun genitore e del bambino di reti e programmi diversi e separati, in funzione delle preferenze personali ; b) in alternativa, l'uscita della coppia per recarsi ad un intrattenimento (teatro, cinema o altro), previo arrivo tempestivo di una baby-sitter per il bambino e con altri vincoli di tempi per giungere in orario all'evento programmato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Qui si conclude una ipotetica giornata-tipo, che &#8211; se lo schema non &#232; troppo inverosimile &#8211; ci pu&#242; dire alcune cose riguardo al tempo di vita quotidiano e al sistema di vincoli e scelte temporali di un individuo comune delle aree urbano-metropolitane. La giornata in effetti risulta caratterizzata in misura elevata dalla velocit&#224; degli spostamenti del signor X e dei suoi familiari (&#8220;velocit&#224;&#8221; in senso lato, che pu&#242; tradursi anche in rallentamenti o blocchi, come accade a causa del traffico intenso o di altri impedimenti), da forme pi&#249; o meno riuscite di sincronizzazioni (rispetto ai mezzi di trasporto, ai luoghi di lavoro, alla scuola, ai negozi e servizi), da consistenti attivit&#224; di multitasking che hanno visto affiancare allo svolgimento di azioni in un tempo-spazio fisico definito l'utilizzo e la fruizione di mass media o di altri mezzi di comunicazione che operano in un tempo-spazio collaterale a quello reale dell'attore. Velocit&#224;/lentezza, sincronizzazioni riuscite/mancate, molteplicit&#224; di microattivit&#224; svolte contemporaneamente sembrano dunque emergere come elementi caratteristici delle condizioni attuali di vita quotidiana nelle aree metropolitane.&lt;/p&gt;
&lt;h2 class=&#034;spip&#034; id=&#034;outil_sommaire_3&#034;&gt;&lt;a title=&#034;Sommaire&#034; href='https://www.rhuthmos.eu/spip.php?id_auteur=176&amp;page=backend#outil_sommaire' class=&#034;sommaire_ancre&#034;&gt; &lt;/a&gt;Suggestioni letterarie : Pinocchio e il Piccolo principe &lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Nel dibattito su velocit&#224; e lentezza come modalit&#224; culturali tipiche dei nostri sistemi pu&#242; essere utile e stimolante abbandonare per qualche momento il terreno fin qui battuto per accogliere alcuni spunti dalla letteratura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Lo facciamo riprendendo due opere che, nate come racconti per i giovani, sono in realt&#224; diventati due classici della letteratura universale, sono state tradotte in decine di lingue diverse e figurano tra i libri pi&#249; venduti nel corso del Novecento in tutto il mondo : si tratta delle &lt;i&gt;Avventure di Pinocchio&lt;/i&gt; di Carlo Collodi (pubblicato tra il 1881 e il 1883) e del &lt;i&gt;Piccolo principe&lt;/i&gt; di Antoine de Saint-Exup&#233;ry (pubblicato per la prima volta nel 1943). Queste due opere ci suggeriscono infatti due modi emblematici di rappresentare sia la velocit&#224; che la lentezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Le avventure di Pinocchio si collocano in un ambiente sociale (la Toscana nell'Italia appena unificata) che non &#232; ancora toccato dall'industrializzazione, dove la gente si sposta a piedi e sono gli animali a svolgere la funzione dei mezzi di trasporto moderni : &#232; questo tra l'altro il caso del Colombo, del Falco e del can barbone Medoro agli ordini della Fata, nonch&#233; del terribile Pesce-cane. Il burattino Pinocchio (che alla fine del racconto diventer&#224; un ragazzino in carne e ossa) appare nel romanzo di Collodi come il vero campione della velocit&#224; : egli riesce a superare nella corsa tutti gli altri esseri umani e persino gli animali pi&#249; veloci come il mastino Alidoro che ad un certo punto del racconto si mette al suo inseguimento. Una recente interpretazione del capolavoro collodiano che qui interessa riprendere dimostra che la modernit&#224; e l'inesauribile attualit&#224; del burattino-bambino &#232; dovuta in grande misura alla sua rapidit&#224;, che fa di Pinocchio un viaggiatore instancabile in cerca di novit&#224; e del senso stesso del mondo (Gasparini 1997 [114]). La corsa, il salto e il movimento continuo di Pinoccho &#8211; che si prolunga allorch&#233; in acqua esprime le sue ottime capacit&#224; di nuotatore &#8211; non sono molto dissimili dalla nostra quotidiana corsa contro il tempo, n&#233; da certi comportamenti temporali diffusi tra i membri delle nostre societ&#224; contemporanee. Un altro aspetto da osservare &#232; che Pinocchio non sopporta di essere bloccato od ostacolato nella sua mobilit&#224;, come quando viene preso in trappola dopo aver rubato l'uva in un campo, o allorch&#233; resta una notte intera con il piede conficcato nella porta della casa della Fata, alla quale aveva dato un calcio in un momento di stizza : anche qui troviamo una corrispondenza con la nostra istanza ad un libero movimento nello spazio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il personaggio di Pinocchio sembra in linea con la rapidit&#224; di cui parla Calvino nelle &lt;i&gt;Lezioni americane&lt;/i&gt;, (Calvino 1988), da lui ritenuta uno dei tratti essenziali della letteratura per il Duemila : la rapidit&#224; del correre &#232; analoga al discorrere, come gi&#224; notava acutamente Galileo &#8211; richiamato dallo stesso Calvino - a proposito dell'essere vivente pi&#249; veloce, il cavallo o meglio il b&#224;rbero. E' interessante osservare che sino alla fine dell'Ottocento nella lingua italiana &#8220;correre come un b&#224;rbero&#8221; rappresentava la similitudine corrente per alludere a qualcuno o qualcosa che si muove molto velocemente, come usa del resto lo stesso Collodi ; poi sono venute le metafore del treno, del razzo e altre ancora. In realt&#224; &#232; sempre il fulmine o il lampo il termine di paragone pi&#249; alto e insuperabile nella velocit&#224; che tende all'istantaneit&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Mentre Pinocchio evoca paradossalmente la velocit&#224; in seno ad una societ&#224; preindustriale, il Piccolo principe mette al centro la lentezza : anch'esso &#232; paradossale ma in un senso rovesciato, dal momento che il racconto si svolge all'interno di un sistema industrializzato e orientato alla velocit&#224;, anche se con modalit&#224; diverse dalle attuali. Il capolavoro di Saint-Exup&#233;ry &#232; stato scritto in effetti 60 anni dopo quello di Collodi, negli anni Quaranta del Novecento, un'epoca in cui si viaggia in treno e in automobile oltre che in aereo (come &#232; il caso dell'aviatore, l'io narrante del racconto che corrisponde allo stesso Saint-Exup&#233;ry adulto), e in cui i sistemi produttivi sono improntati ad un tempo quantitativo, veloce ed economicamente redditizio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Ora, sin dall'inizio la velocit&#224; dell'aereo resta inoperante e sullo sfondo (si potrebbe anzi osservare che la grave panne in cui &#232; incappato l'aviatore, obbligato ad un atterraggio d'emergenza nel deserto, dimostra la fallibilit&#224; dei mezzi di trasporto pi&#249; veloci a disposizione dell'uomo), mentre il Piccolo principe insegna all'aviatore indaffarato e preoccupato la virt&#249; della lentezza e quella della pazienza : l'aviatore si piegher&#224; infatti all'insistenza del bambino e interromper&#224; il suo lavoro di riparazione del motore per disegnargli una pecora. Questa logica di lentezza e di gradualit&#224;, unita alla fedelt&#224;, accompagner&#224; l'insegnamento magistrale della Volpe al Piccolo principe : essa gli ricorder&#224; infatti che l'amicizia si conquista solo deponendo la fretta e dando tempo agli incontri con le persone, perch&#233; &#232; cos&#236; &#8211; attraverso pazienza, gradualit&#224; e fedelt&#224; &#8211; che ci si pu&#242; &#8220;addomesticare&#8221; a vicenda, e cio&#232; diventare amici e responsabili l'uno dell'altro (cap.XXI). Si pu&#242; ricordare poi il successivo episodio dell'incontro con il mercante di pillole che levano la sete e fanno risparmiare un certo numero di minuti alla settimana : &#232; qui che il Piccolo principe oppone alla logica acefala della velocit&#224; e del risparmio di tempo quella di una lentezza carica di senso :&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class=&#034;spip&#034;&gt;
&lt;p&gt;Io, se avessi cinquantatr&#232; minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana&#8230; (Saint-Exup&#233;ry 1965, cap.XXIII).&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;I personaggi archetipici di Pinocchio e del Piccolo principe esprimono in modo paradigmatico due esigenze complementari che ritroviamo anche nelle nostre societ&#224; contemporanee : la velocit&#224; e la lentezza. Non si tratta di opporle n&#233; tanto meno di considerarle inconciliabili : integrare Pinocchio e il Piccolo principe appare essere ancora oggi un compito rilevante nella costruzione sociale di una cultura temporale adatta e consona alle societ&#224; del Duemila.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In questo senso, si pu&#242; avanzare qualche riflessione ulteriore a seguito delle considerazioni finora svolte su velocit&#224; e lentezza nei sistemi sociali : mi riferisco all'idea e al possibile scenario di &lt;i&gt;una vita sociale a velocit&#224; scelta&lt;/i&gt; (cfr. Gasparini 2000 [93])&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;L'idea rappresenta un'estensione del progetto di &#8220;Lavoro a tempo scelto&#8221; (&#8230;)&#034; id=&#034;nh1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;, in cui i parametri della velocit&#224;/lentezza possano essere graduati e scelti da singoli individui o gruppi, cos&#236; come da certe collettivit&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In altri termini, &#232; possibile immaginare che in singoli segmenti o aree, unit&#224; o sotto-unit&#224; del sistema sociale venga data a singoli attori o a gruppi la possibilit&#224; o facolt&#224; di scegliersi la propria velocit&#224; di funzionamento sociale ? La posta in gioco non &#232; secondaria, dal momento che il parametro della velocit&#224; rappresenta tuttora uno dei cardini o dei pilastri della cultura temporale e viene indicato comunemente come uno dei fattori di stress della vita contemporanea. In effetti, uno dei disagi maggiormente avvertiti dagli individui nelle nostre societ&#224; &#232; rappresentato dalla percezione della mancanza di tempo e dalla difficolt&#224; di operare conciliazioni soddisfacenti tra tempi individuali (e familiari) e la gamma di condizionamenti posti in essere dai molteplici sistemi di calendari e orari adottati nelle nostre societ&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Ora, per tutta una serie di aspetti come tra l'altro quelli inerenti ai trasporti e alle comunicazioni, cos&#236; come all'esecuzione di operazioni tramite tecnologie informatizzate, &#232; innegabile che la velocit&#224; sia stata incrementata dagli inizi del nuovo secolo. In queste condizioni, &#232; ipotizzabile allora che ci si possa sottrarre ai condizionamenti della velocit&#224; cos&#236; come si configurano oramai nella scansione della vita quotidiana dei singoli e nelle caratteristiche di unit&#224; produttive ed erogatrici di servizi ? In altri termini, &#232; possibile utilizzare qui la metafora di un'autostrada a pi&#249; corsie, ciascuna con una velocit&#224; media diversa, dove tutti i veicoli arrivino comunque a destinazione e quelli pi&#249; lenti non siano penalizzati rispetto agli altri ? O bisogna ricorrere piuttosto alla opposta metafora dell'aeroplano in fase di decollo che, se vuole vincere la forza di gravit&#224; e staccarsi da terra, non pu&#242; farlo senza raggiungere comunque una certa velocit&#224; (minima ma relativamente elevata) che non pu&#242; essere abbassata a piacere ?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Indubbiamente la possibilit&#224; di controllare il parametro della velocit&#224;, che si pu&#242; immaginare si svolga sia a livello individuale che di piccoli gruppi, potrebbe concretizzare l'aspirazione diffusa ad una autogestione o gestione personalizzata del proprio tempo di vita, ad una fruizione di &#8220;tempo per s&#233;&#8221; (cit. Balbo, Piazza..) : ma occorre valutare realisticamente quale ne sarebbe il costo e l'accettabilit&#224; da parte dei singoli e dei gruppi coinvolti. In una realt&#224; di globalizzazione, sincronizzazione e istantaneizzazione della comunicazione come &#232; quella che si &#232; delineata nei primi anni del nuovo secolo, il costo da pagare sembra piuttosto alto. Ci si pu&#242; chiedere allora se sia possibile ipotizzare realisticamente oggi che singoli individui o gruppi locali si isolino dai media, da internet e dall'e-mail, dall'immediatezza della comunicazione del telefono cellulare, cos&#236; come dall'enorme quantit&#224; di informazioni che provengono ogni momento da tutto il globo in tempo reale, e questo senza che un isolamento di questo genere o comunque una intempestivit&#224; della comunicazione non abbia conseguenze pesanti in termini economici e socioculturali sui soggetti coinvolti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
In effetti, in molti ambiti e settori oggi risulta difficile graduare la velocit&#224;, in particolare scegliere una modalit&#224; lenta o meno veloce di fruizione e interazione. Ciononostante, sussistono aree in cui l'adozione di forme di velocit&#224; scelta sembrerebbero a priori praticabili : si &#232; gi&#224; parlato sopra di istruzione e formazione, di tempi lenti e graduali di apprendimento di certe abilit&#224; intellettuali o di altro tipo. E si pu&#242; pensare a pratiche che riguardano la fruizione degli spazi naturali, il camminare in citt&#224; (che pu&#242; essere fatto in modo pi&#249; o meno veloce), il ritmo di svolgimento di una giornata o di un periodo di tempo libero. Per quanto riguarda in modo particolare l'ambiente della montagna, una recente proposta mette l'accento sulla &#8220;bassa velocit&#224;&#8221; che essa consente di esplicarvi, nel senso che &#8220;la lentezza pu&#242; diventare una preziosa provocazione per il turista&#8221; (Capanni 2007).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Queste pratiche di lentezza o di velocit&#224; scelta in funzione delle opzioni personali e presumibilmente di obiettivi di aumento della qualit&#224; di vita potrebbero essere fatte oggetto di sperimentazioni sociali all'interno di piccoli gruppi o comunit&#224; locali. Si tratterebbe insomma di cercare, senza rinunciare alle istanze di modernit&#224; delle societ&#224; contemporanee, di contemperare le virt&#249; e le potenzialit&#224; di Pinocchio con quelle del Piccolo principe, o in altri termini di conciliare su basi adeguate e realistiche la velocit&#224; con la lentezza. Sono, queste, problematiche che si collegano al tema dei valori condivisi e specialmente della qualit&#224; della vita e che verranno riprese in seguito (IV).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;csfoo htmla&#034;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Notes 1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;&lt;span class=&#034;csfoo htmlb&#034;&gt;&lt;/span&gt;L'idea rappresenta un'estensione del progetto di &#8220;Lavoro a tempo scelto&#8221; lanciato in Francia negli anni Ottanta da Jacques Delors e dalla sua associazione &#201;change et Projets, che ha avuto un certo impatto sulla societ&#224; francese : cfr. &lt;i&gt;&#201;change et Projets&lt;/i&gt; 1980 ; Gasparini cur. 1985 [6]&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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