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		<title>Rhuthmos</title>
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		<title>Rythme et rimes dans la po&#233;sie en vers d'Arthur Rimbaud : deux cas d'&#233;tude
</title>
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		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Ornella Tajani
</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;O. Tajani, &#171; Rythme et rimes dans la po&#233;sie en vers d'Arthur Rimbaud : deux cas d'&#233;tude &#187;, G. Henrot Sostero &amp; S. Pollicino (&#233;d.), Traduire en po&#232;te, Arras, Artois Presses Universit&#233;, 2017, pp. 211-224.&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.rhuthmos.eu/spip.php?rubrique28" rel="directory"&gt;Po&#233;tique et &#201;tudes litt&#233;raires &#8211; GALERIE
&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;O. Tajani, &#171; Rythme et rimes dans la po&#233;sie en vers d'Arthur Rimbaud : deux cas d'&#233;tude &#187;, G. Henrot Sostero &amp; S. Pollicino (&#233;d.), &lt;i&gt;Traduire en po&#232;te&lt;/i&gt;, Arras, Artois Presses Universit&#233;, 2017, pp. 211-224.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;iframe src=&#034;https://books.openedition.org/apu/13271?format=embed&#034; style=&#034;padding:5px;border:2px solid #ddd;&#034; height=&#034;800&#034; width=&#034;600&#034;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="fr">
		<title>Fabio SCOTTO, Il senso del suono. Traduzione poetica e ritmo
</title>
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		<dc:date>2016-05-19T19:16:18Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>fr</dc:language>
		<dc:creator>Ornella Tajani
</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Ce texte a d&#233;j&#224; paru dans Tradurre. Pratiche, teorie, strumenti, n&#176; 10, Primavera 2016. F. Scotto, Il senso del suono. Traduzione poetica e ritmo, Roma, Donzelli, 2013, 224 p. Ce mot &#171; rythme &#187; ne m'est pas clair. Je ne l'emploie jamais. Paul Val&#233;ry Nel suo vastissimo trattato Critique du rythme. Anthropologie historique du langage, Henri Meschonnic si sofferma sulla scorretta etimologia che fonda il mito del ritmo, ossia quella che ricollega il &#8165;&#965;&#952;&#956;&#972;&#962; al movimento del mare : (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.rhuthmos.eu/spip.php?rubrique10" rel="directory"&gt;Recensions &#8211; Nouvel article
&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.rhuthmos.eu/local/cache-vignettes/L107xH150/arton1805-02fac.jpg?1723243319' class='spip_logo spip_logo_right' width='107' height='150' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Ce texte a d&#233;j&#224; paru dans &lt;/i&gt;Tradurre. Pratiche, teorie, strumenti, &lt;a href=&#034;http://rivistatradurre.it/2016/05/la-recensione-2-ritmi-e-fosforescenze/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;i&gt;n&#176; 10, Primavera 2016&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;&lt;BR/&gt;
F. Scotto, &lt;i&gt;Il senso del suono. Traduzione poetica e ritmo&lt;/i&gt;, Roma, Donzelli, 2013, 224 p.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align=right&gt;&lt;i&gt;Ce mot &#171; rythme &#187; ne m'est pas clair. Je ne l'emploie jamais.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;Paul Val&#233;ry&lt;/p&gt;
&lt;/DIV&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Nel suo vastissimo trattato &lt;i&gt;Critique du rythme. Anthropologie historique du langage&lt;/i&gt;, Henri Meschonnic si sofferma sulla scorretta etimologia che fonda il mito del ritmo, ossia quella che ricollega il &#8165;&#965;&#952;&#956;&#972;&#962; al movimento del mare : seguendo questa scia, il termine &#171; ritmo &#187; si ricollegherebbe nel significato al verbo &lt;i&gt;couler&lt;/i&gt;, &#171; scorrere &#187;, da cui l'immagine del regolare moto delle onde. Tuttavia, come l'autore mette subito in luce, la prima obiezione &#232; evidente : la mer ne coule pas (Meschonnic 1982, 149-150), il mare non scorre, ma &#232; semmai attraversato, agitato da correnti sempre varie ; cos&#236;, quella del ritmo inteso come regolarit&#224; &#232; visto da Meschonnic quale tentativo di rappresentarlo come un principio unico superiore, o meglio, come &lt;i&gt;une v&#233;rit&#233; du d&#233;sir plus forte que celles de la philologie&lt;/i&gt; (ibid. : una verit&#224; del desiderio pi&#249; forte di quelle della filologia). Un mito, appunto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il volume di Fabio Scotto &#232; una ricerca, un viaggio intorno al ritmo organizzato in tre fasi, attraverso le differenti ipotesi, interpretazioni e applicazioni. In una prima parte introduttiva, Scotto conduce una disamina di varie teorie contemporanee della traduzione, soffermandosi sulle istanze che caratterizzano la &lt;i&gt;querelle &lt;/i&gt; di impostazione ladmiraliana tra &lt;i&gt;sourciers &lt;/i&gt; e &lt;i&gt;ciblistes &lt;/i&gt; (Ladmiral 2014) e dedicando particolare attenzione ad Antoine Berman e agli studiosi francesi. Nel suo studio del 1984 &lt;i&gt;L'&#201;preuve de l'&#233;tranger&lt;/i&gt;.&lt;i&gt; Culture et traduction dans l'Allemagne romantique&lt;/i&gt; (cfr. Giometti 1997), Berman apre la strada a una teoria &#171; moderna &#187; della traduzione, che vede l'atto del tradurre come momento di apertura verso l'altro, come con-fusione di identit&#224; e di lingue &#8211; o di &lt;i&gt;langues-cultures&lt;/i&gt;, per dirla nei termini di Meschonnic. Per quest'ultimo il ritmo, che &#232; il movimento della parola all'interno del linguaggio, o anche l'organizzazione del movimento della parola attraverso un soggetto, diventa la traccia da seguire perch&#233; sia possibile l'incontro tra due testi e due identit&#224;, attraverso una dinamica che Meschonnic descrive usando i concetti di decentramento &lt;i&gt;(d&#233;centrement)&lt;/i&gt; e di annessione &lt;i&gt;(annexion)&lt;/i&gt;. Il decentramento &#232; &lt;i&gt;un rapport textuel entre deux textes dans deux langues-cultures jusque dans la structure linguistique de la langue, cette structure linguistique &#233;tant valeur dans le syst&#232;me du texte &lt;/i&gt; (Meschonnic 1973, 308 : un rapporto testuale fra due testi in due lingue-cultura fin dentro la struttura linguistica della lingua, ove tale struttura abbia valore nel sistema del testo) ; l'annessione &#232; invece l'eliminazione di questo rapporto, come se il testo nella lingua di partenza fosse scritto nella lingua d'arrivo : &#232; l'illusione del &#171; come-se &#187;. A suo avviso, un testo si pone sempre a una determinata distanza dal soggetto : una distanza che pu&#242; essere esposta o nascosta. Non bisogna annullarla, importando l'universo dell'altro nel nostro o esportando il nostro nel suo, ma riconoscerla e rispettarla. Il decentramento porta a esporre la distanza, l'annessione invece a nasconderla. Decentrarsi significa spostarsi per collocarsi al centro della lingua-cultura dell'altro, al centro del suo testo, senza dimenticare il proprio universo di partenza : solo in questo modo diventa possibile, come l'autore indica in pi&#249; occasioni, tradurre ci&#242; che il testo &lt;i&gt;fa &lt;/i&gt; e non quello che dice (si veda ad esempio Meschonnic 2000, 47).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
&#200; anche nell'accezione geografica di &#171; direzione &#187;, legata al movimento e alla misurazione della distanza, che va dunque inteso il &#171; senso &#187; del titolo della raccolta di saggi di Scotto &#8211; il quale trova modo di mettere a confronto Meschonnic e Berman, ricostruendo la loro dialettica in parte conflittuale e rilevandone contrasti e affinit&#224;. Questa sezione teorica del volume si chiude, dopo un saggio su Berman lettore di Benjamin, con una panoramica sulle teorie contemporanee della traduzione in Italia (Folena, Fortini, Eco, Mattioli, Buffoni). Il viaggio verso il ritmo offre l'occasione dell'incontro con l'Altro, della creazione di uno spazio linguistico in cui l'alterit&#224; sia eticamente rispettata e non dominata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Si apre dunque la parte centrale del libro, dedicata alla critica della traduzione. L'autore prende spunto dalle sue esperienze come traduttore di Bernard No&#235;l e, soprattutto, di Yves Bonnefoy, a sua volta traduttore dall'italiano e dall'inglese e teorico della traduzione. Molto interessante l'analisi di Bonnefoy traduttore di Leopardi, in cui si nota come il poeta francese abbia in un caso &#8220;forzato&#8221; la traduzione alla luce di una sua personale interpretazione della poetica leopardiana, influenzata forse anche dalla propria concezione poetica. Cos&#236; Bonnefoy, che Scotto (2013, 91) definisce il poeta &#171; della finitudine e della speranza &#187;, trovandosi, diremo quasi clamorosamente, a tradurre &lt;i&gt;L'infinito&lt;/i&gt;, si rifiuta di riconoscere nell'ultimo celebre verso l'immensit&#224; definitiva del naufragio, declinata al negativo, e traduce &#171; E il naufragar m'&#232; dolce in questo mare &#187; con &lt;i&gt;Naufrage&lt;/i&gt;, mais &#171; qui m'est doux dans cette mer &#187;, introducendo ex novo una congiunzione&lt;/i&gt; avversativa e sbilanciando, se non sovvertendo, la lettura abituale del componimento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il corpus di critica della traduzione vede poi l'analisi di varie poesie di Verlaine, Baudelaire, Apollinaire, Char e ancora Bonnefoy, prendendo in considerazione, fra le varie, versioni di Sereni e Caproni, prima di dedicare il capitolo finale della sezione al poeta e traduttore ligure Ceccardo Roccatagliata Ceccardi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
L'ultima parte del volume centra il bersaglio verso il quale era diretta la freccia scagliata all'inizio e si dedica a quella &lt;i&gt;mati&#232;re sonore&lt;/i&gt; che &#232; il ritmo, problema gi&#224; frequentemente evocato nel corso dei vari saggi. Il ritmo non &#232; soltanto suono o pura musicalit&#224;, ma &#232; foriero di senso, come gi&#224; accennato : &#232; creatore del movimento intorno al quale si organizza il significato. Esso perci&#242; non va emulato o plasmato su quello del testo di partenza, ma reinventato cercando di restituire al lettore del testo d'arrivo il medesimo effetto, quando non il medesimo &#171; affetto &#187;, come spiega Scotto a proposito della propria attivit&#224; traduttiva (Scotto 2013, 94). Con Mallarm&#233;, il verso &#232; &lt;i&gt;partout dans la langue o&#249; il y a le rythme&lt;/i&gt; (Mallarm&#233; 1945, 867 : ovunque nella lingua l&#224; dove c'&#232; il ritmo), e Meschonnic &#8211; traduttore della Bibbia, sostenitore della presenza dell'oralit&#224; nello scritto e promotore di una &#8220;taamizzazione&#8221; del pensiero &#8211; cio&#232; di una sua modulazione sul ritmo del ta'am, l'accento biblico, al fine di comprendere profondamente le Sacre Scritture &#8211; sposa in pieno il suo avviso ; lo dimostra anche la sua personale attivit&#224; poetica, i cui frutti rappresentano un perfetto paradigma di quella&lt;i&gt; h&#233;sitation prolong&#233;e entre le son et le sens&lt;/i&gt; che per Val&#233;ry (1997, 637 : esitazione prolungata tra il suono e il senso) rappresentava la poesia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Con un'ottima scelta, e riprendendo una modalit&#224; di Meschonnic, Scotto chiude il volume con una carrellata sulle contemporanee accezioni e idee di ritmo : &#171; forma-senso &#187;, &#171; sistema d'istanti &#187; o &#171; organizzazione non metrica del mobile &#187;, per riprendere qualche definizione. Dalla traduzione alla vita quotidiana e ritorno : per il filosofo e storico Pascal Michon, autore di una sorta di storia del ritmo nel pensiero contemporaneo (cfr. Michon 2005), la ricerca ritmica da parte della collettivit&#224; &#232; ci&#242; che pu&#242; sottrarre all'individualismo dominante ; o ancora, riprendendo Scotto, &#171; Michon auspica una &#8220;ri-ritmizzazione&#8221; delle societ&#224; sviluppate che tenga conto del dinamismo inarrestabile dell'interazione sociale e della natura plurale di &#8220;corps-langage&#8221; dell'individuo &#187; (Scotto 2013, 179). Cogliere il ritmo dell'altro significa accogliere &#171; l'esperienza dell'altro nello stesso &#187; : del resto &#232; pi&#249; o meno con le medesime parole che Michel Deguy definisce l'atto stesso della traduzione, a dimostrazione ulteriore di quanto in traduzione sia fondamentale la riflessione sul ritmo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Il volume di Scotto ha il pregio di offrire una panoramica ampia sulle concezioni teoriche di due grandi studiosi francesi di traduzione, Berman e Meschonnic, accompagnandola a una serie di rigorose analisi critiche di traduzioni poetiche proprie o altrui, e contribuendo proficuamente al dibattito ritmologico &#8211; senza mai dimenticare che il ritmo consente di superare la dicotomia saussuriana significante-significato, rivelandosi come una sorta di fosforescenza permanente che illumina il testo. La grande poesia &#232; fosforescente, ha scritto una volta Jean Cocteau a proposito di Rimbaud : elle traverse le mur des langues (Cocteau 1962, 7). &#200; forse in questo stesso senso che Bonnefoy, in maniera solo apparentemente eccentrica, diceva che &#171; la grande po&#233;sie [&#8230;] est ce qu'il y a de plus facile &#224; traduire &#187; (Bonnefoy 2000, 73) : basta seguirne la scia ritmica e ricreare una luminescenza parallela in traduzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
&lt;strong&gt;Riferimenti bibliografici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Giometti 1997 : Antoine Berman,&lt;i&gt; La prova dell'estraneo : cultura e traduzione nella Germania romantica : Herder, Goethe, Schlegel, Novalis, Humboldt, Schleiermacher, H&#246;lderlin&lt;/i&gt;, a cura di Gino Giometti, Macerata, Quodlibet&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Bonnefoy 2000 : Yves Bonnefoy, &lt;i&gt;Keats et Leopardi. Quelques traductions nouvelles&lt;/i&gt;, Paris, Mercure de France&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Cocteau 1962 : Jean Cocteau, Preface, in Henri Matarasso, Pierre Petitfils, &lt;i&gt;Vie d'Arthur Rimbaud&lt;/i&gt;, prefazione di Paris, Hachette&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Ladmiral 2014 : Jean-Ren&#233; Ladmiral, &lt;i&gt;Sourcier ou cibliste&lt;/i&gt;, Paris, Les Belles lettres&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Mallarm&#233; 1945 : St&#233;phane Mallarm&#233;, &#171; Crise de vers &#187; in &lt;i&gt;&#338;uvres compl&#232;tes&lt;/i&gt;, Paris, Gallimard, &#171; Biblioth&#232;que de la Pl&#233;iade &#187;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Meschonnic 1973 : Henri Meschonnic,&lt;i&gt;Pour la po&#233;tique II : Epist&#233;mologie de l'&#233;criture ; po&#233;tique de la traduction&lt;/i&gt;, Paris, Gallimard&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Meschonnic 1982 : Henri Meschonnic, &lt;i&gt;Critique du rythme. Anthropologie historique de langage&lt;/i&gt;, Lagrasse, Verdier&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Meschonnic 2000 : Henri Meschonnic (avec Pierre Soulages), &lt;i&gt;Le Rythme et la Lumi&#232;re&lt;/i&gt;, Paris, Odile Jacob&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Michon 2005 : Pascal Michon, &lt;i&gt;Rythmes, pouvoir, mondialisation&lt;/i&gt;,Paris, PUF&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Scotto 2013 : Fabio Scotto, &lt;i&gt;Il senso del suono. Traduzione poetica e ritmo&lt;/i&gt;, Roma, Donzelli&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;BR/&gt;
Val&#233;ry 1997 : Paul Val&#233;ry, &lt;i&gt;&#338;uvres&lt;/i&gt;, vol. I, Paris, Gallimard, &#171; Biblioth&#232;que de la Pl&#233;iade &#187;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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